di Nicole Bungaro
Nell’ultimo secolo la ricerca scientifica si è molto dedicata allo studio del trauma e all’impatto psicologico che questo ha sulla persona che lo vive. Come scrisse Van der Kolk (1996): “ciò che rende traumatico un evento, non è tanto l’evento in sé ma l’interpretazione soggettiva che si ha di quello stesso evento, ossia il significato che la persona gli attribuisce”. Dunque, il significato che la persona dà alle proprie esperienze di vita è fondamentale tanto quanto l’esperienza in sé.
Un evento di vita negativo può certamente predisporre alla comparsa di effetti psicologici ugualmente negativi. È altrettanto vero, però, che dall’avversità può scaturirne una crescita personale. Diversi studi, infatti, testimoniano come un evento negativo possa avere anche un impatto positivo sulle persone. Spinti dall’interesse per questo apparentemente contradditorio effetto, Tedeschi e Calhoun hanno formulato il costrutto della Crescita Post-traumatica, definendolo proprio come “un cambiamento psicologico positivo che si verifica in seguito alla lotta psicologica generata da esperienze di vita traumatiche o altamente minacciose” (Tedeschi & Calhoun, 1996).
I due ricercatori sottolineano come sia fondamentale che l’evento abbia un effetto significativo sugli schemi personali della persona: nel corso della vita creiamo delle proprie rappresentazioni mentali che utilizziamo per comprendere e dare valore a noi stessi, agli altri e al mondo circostante (Kelly, 1992). Quando un evento di vita compromette questi nostri schemi, si genera in noi una sfida alla visione del mondo. Tale sfida è proprio ciò che ci permette di sperimentare una Crescita:
“Questi traumi mettono in discussione i presupposti di base sul proprio futuro e su come muoversi verso quel futuro, e quindi producono ansia abnorme e sofferenza psichica difficili da fronteggiare […].
Di fronte a queste perdite e alla confusione che causano, alcune persone ricostruiscono il loro modo di vivere, sentendolo superiore rispetto al precedente sotto importanti aspetti”.
(Tedeschi & Calhoun, 1998)
L’interesse per lo studio della Crescita Post-traumatica si coniuga nella collaborazione tra psicologi e medici, soprattutto nel campo della psico-oncologia, supportato dalla visione del cancro non solo come malattia ma anche come opportunità di crescita. In particolare, ricevere una diagnosi di cancro può comportare effetti simili a ciò che comunemente si definisce “trauma”, come: la risposta psicologica a un’esperienza profondamente minacciosa, un senso di impotenza, la cronicità, l’interiorità e la natura anticipatoria della minaccia (Kolokotroni et al., 2014). Il cancro, dunque, genera nella persona quella lotta psicologica che è proprio alla base della crescita post-traumatica.
Crescere in seguito a un evento traumatico non è un semplice “adattarsi” a ciò che è accaduto. Significa trasformare l’esperienza negativa in un’opportunità per sviluppare nuove prospettive. Tedeschi e Calhoun (1996) hanno identificato cinque principali ambiti in cui questa crescita può manifestarsi:
- Relazioni con gli altri: le difficoltà possono spingere le persone a rafforzare i legami esistenti, a creare nuove connessioni e a sviluppare maggiore empatia verso gli altri.
- Nuove possibilità: un evento traumatico può aprire strade inaspettate nella vita, portando a scelte e opportunità che prima sembravano impossibili o non considerate.
- Forza personale: la consapevolezza di aver affrontato e superato momenti difficili rafforza l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità di fronteggiare le sfide future.
- Cambiamento spirituale: molte persone sperimentano un cambiamento della propria dimensione spirituale o una rivalutazione dei valori esistenziali, che li guida verso un senso di pace interiore o di scopo.
- Apprezzamento della vita: la crescita post-traumatica spesso porta a una maggiore gratitudine per le piccole cose, a vivere con maggiore attenzione e a valorizzare ogni momento.
La Crescita Post-traumatica ci insegna che anche negli eventi più dolorosi può nascondersi una possibilità di trasformazione. Non significa dimenticare o minimizzare il trauma, ma imparare a integrare quell’esperienza nella propria vita in modo da uscire dall’ombra del dolore.
Ogni percorso è unico: ciò che per una persona rappresenta una sfida insormontabile può diventare per un’altra un’occasione di riscoperta di sé e del proprio valore. Riconoscere e accogliere queste possibilità non è solo un atto di coraggio, ma anche un invito a guardare la vita con occhi nuovi, apprezzando le relazioni, le piccole gioie e le opportunità che ci circondano. La Crescita Post-traumatica ci ricorda, in fondo, che l’essere umano ha una straordinaria capacità di resilienza: anche dalle esperienze più difficili può nascere qualcosa di profondamente positivo e trasformativo.
“Zitto cancro, che abbiamo da fare!”
In ricordo di Kà.
Con affetto,
Nicole
Riferimenti bibliografici:
Kelly, G.A. (1992). The psychology of personal constructs. London: Routledge.
Kolokotroni, P., Anagnostopoulos, F., & Tsikkinis, A. (2014). Psychosocial factors related to posttraumatic growth in breast cancer survivors: A review. Women & Health, 54(6), 569-592. https://doi.org/10.1080/03630242.2014.899543
Tedeschi, R.G., & Calhoun, L.G. (1996). The Posttraumatic Growth Inventory: Measuring the positive legacy of trauma. Journal of Traumatic Stress, 9, 455-471. https://doi.org/10.1007/BF02103658
Tedeschi, R.G., Park, C.L., & Calhoun, L.G. (1998). Posttraumatic Growth: Positive Changes in the Aftermath of Crisis. London: Routledge.
Van der Kolk, B.A., Weisaeth, L., & McFarlane, A.C. (1996). Traumatic Stress: The Effect of Overwhelming Experience on Mind, Body, and Society. New York: The Guilford Press.
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