di Elena De Cesare
Ci piace pensare che scegliamo chi ci fa stare bene, chi ci fa sentire al sicuro.
Ma la verità, se la guardiamo da vicino, è molto più complessa e umana di così.
Secondo la bibliografia scientifica, le nostre scelte affettive non sono mai casuali. A guidarci non è soltanto il cuore o la mente, ma una combinazione sottile di biologia, emozioni e memoria affettiva.
Scegliamo — o crediamo di scegliere — chi ci fa sentire protetti, regolati, accolti. Lo facciamo perché nasciamo come esseri mancanti di una parte, dipendenti da una presenza che ci accudisce, ci regola, ci tiene al mondo. Non tanto per la mitologica ricerca della “metà mancante”, ma per una verità molto più profonda: da sempre, abbiamo bisogno dell’altro per poterci sentire vivi.
La sicurezza come bisogno primario
John Bowlby, padre della teoria dell’attaccamento, spiegava che fin da piccoli cerchiamo negli altri una base sicura, qualcuno che ci faccia sentire protetti.
Da adulti, quel bisogno diventa ricerca di stabilità, di qualcuno che sappia regolarci emotivamente, che ci tranquillizzi con la sua presenza e ci faccia respirare più lentamente.
Sue Johnson, con la sua Emotionally Focused Therapy, ci ricorda che l’amore è un sistema di co-regolazione emotiva.
Non è solo un sentimento, ma una danza biologica: il corpo cerca costantemente segnali di sicurezza, di connessione, di calore.
E Stephen Porges, con la teoria polivagale, ci mostra come il nostro sistema nervoso sia progettato proprio per questo: trovare sicurezza attraverso la connessione sociale.
Quando ci sentiamo accolti, il battito rallenta, l’ossitocina cresce, il respiro si fa profondo. Tutto in noi sussurra: “sei al sicuro”.
Ma non sempre scegliamo chi ci calma
La realtà psicologica, però, è più sfumata. Lo sanno bene i clinici, lo sanno bene le persone che ogni giorno vivono relazioni complesse.
Non scegliamo sempre chi ci calma. A volte scegliamo chi ci disordina, chi risveglia in noi qualcosa di antico, familiare, persino doloroso.
Perché?
Perché il corpo riconosce ciò che conosce.
E se la familiarità è fatta di mancanza, ambivalenza o disattenzione, allora finiamo per scambiare quella sensazione per amore.
“Questa emozione la conosco”, ci dice il corpo, “deve essere giusta”.
Ma non è sempre amore.
A volte è solo la ripetizione di un copione antico, di qualcosa che non è stato compreso o guarito.
Il neuropsicanalista Allan Schore spiega che la regolazione affettiva si impara nelle prime relazioni della vita.
Se da bambini abbiamo conosciuto stabilità, impareremo a cercarla.
Se invece abbiamo conosciuto l’incertezza, la mente tenderà a riprodurla, non per soffrire, ma perché la riconosce come “normale”.
E così, invece di scegliere chi ci fa sentire tranquilli, scegliamo chi ci riporta dentro il caos.
Non per cattiva volontà, ma per abitudine emotiva.
Imparare a riconoscere, non a evitare
Il punto, allora, non è smettere di scegliere o chiudersi per paura di sbagliare.
È imparare a riconoscere.
Riconoscere quando una connessione nasce da un bisogno di sicurezza e quando, invece, nasce da una ferita ancora aperta.
Essere consapevoli delle nostre sensazioni, dei segnali del corpo, del modo in cui ci sentiamo quando siamo accanto a qualcuno.
La vera sicurezza non è solo ormonale o emotiva, ma è psicologica.
È quella sensazione profonda di poter stare con se stessi anche quando l’altro non c’è.
È la capacità di autoregolarci, di sentire che la nostra stabilità non dipende interamente dall’esterno.
Costruire la sicurezza dentro di sé
Quando sviluppiamo una base interna solida, le nostre scelte cambiano.
Cominciamo a distinguere chi ci fa vibrare per bisogno da chi ci fa crescere per affinità.
Smettiamo di rincorrere chi ci ignora, impariamo a restare dove ci sentiamo visti, ascoltati, riconosciuti.
Un percorso di psicoterapia o di sostegno psicologico può aiutare a ritrovare questo equilibrio, a sciogliere gli schemi antichi e a costruire una nuova sicurezza, quella che nasce dentro e non fuori.
In fondo, non scegliamo sempre chi ci fa sentire al sicuro.
Ma possiamo imparare a costruire la sicurezza dentro di noi,
così da riconoscere — finalmente — chi davvero lo merita. 💫
.png)
.png)