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L’ansia da separazione: quando allontanarsi fa paura

2026-01-07 10:10

Giorgia Paolucci

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L’ansia da separazione: quando allontanarsi fa paura

Le vacanze stanno volgendo al termine. Per molti bambini, ragazzi e famiglie questo periodo segna un momento delicato...

Articolo di Giorgia Paolucci

 

Le vacanze stanno volgendo al termine. Per molti bambini, ragazzi e famiglie questo periodo segna un momento delicato: chi studia o vive fuori casa deve separarsi dalla famiglia e tornare alle proprie abitudini quotidiane.
La separazione è una parte inevitabile del ciclo di vita individuale e familiare. Ogni allontanamento, se vissuto in modo sufficientemente sicuro, consente al sistema familiare di riorganizzarsi, favorendo l’autonomia dei singoli membri e la costruzione di legami più maturi, flessibili e resilienti (Carter & McGoldrick, 1989; Minuchin, 1974).

Non sempre però la separazione viene tollerata con serenità. In alcuni casi può essere vissuta come una minaccia profonda, capace di generare un’intensa sofferenza emotiva. È in questi contesti che emerge il tema dell’ansia da separazione, una condizione che riguarda principalmente il mondo infantile, ma che può estendersi anche all’adolescenza e all’età adulta.

 

Lo sviluppo dell’attaccamento e dell’ansia da separazione

L’attaccamento si costruisce nei primi anni di vita attraverso una serie di fasi evolutive fondamentali. Fin dai primi mesi, il bambino sviluppa un legame profondo con le figure che si prendono cura di lui, in particolare i genitori. Questo legame ha una funzione primaria: offrire sicurezza, protezione e continuità emotiva (Bowlby, 1969; Cassidy, 1999).

Un certo livello di ansia da separazione rappresenta una tappa fisiologica dello sviluppo emotivo. Intorno agli 8–10 mesi, molti bambini manifestano disagio di fronte agli estranei e sofferenza quando il genitore si allontana. René Spitz ha descritto questo fenomeno come “paura dell’estraneo” (Spitz, 1965), successivamente confermato da numerosi studi sullo sviluppo socio-emotivo precoce (Sroufe, 1996).

Tra i 18 e i 24 mesi il bambino inizia a esplorare l’ambiente con maggiore autonomia, ma continua a fare frequenti “ritorni” alla figura di attaccamento per cercare rassicurazione e sicurezza emotiva (Bowlby, 1969; Ainsworth et al., 1978). In condizioni di sviluppo tipico, questa forma di ansia tende a ridursi spontaneamente entro i 5–6 anni.

Quando invece l’ansia risulta intensa, persistente e sproporzionata rispetto all’età, può indicare la presenza di un vero e proprio disturbo d’ansia da separazione (American Psychiatric Association, 2013; Silverman & Field, 2011).

 

Il disturbo d’ansia da separazione

Il disturbo d’ansia da separazione si caratterizza per una paura marcata e persistente legata alla separazione dalla casa o dalle principali figure di attaccamento, come genitori o caregiver significativi (APA, 2013). Questa paura interferisce in modo significativo con la vita quotidiana del bambino, limitandone l’autonomia e la partecipazione alle attività scolastiche, sociali e familiari (Last et al., 1992; Silverman & Albano, 1996).

Le manifestazioni del disturbo variano in base alla fase dello sviluppo. Nei bambini più piccoli l’ansia si esprime prevalentemente attraverso sintomi fisici e comportamenti generici, come pianto intenso, agitazione, opposizione alla separazione, spesso senza paure verbalizzate in modo chiaro (Egger & Angold, 2006).

Con la crescita, le preoccupazioni diventano più specifiche e realistiche: il bambino può temere incidenti, rapimenti, malattie o la perdita dei genitori (Masi et al., 2001). Nella fanciullezza assume un ruolo centrale l’ansia anticipatoria, ovvero la preoccupazione che nasce prima ancora che la separazione avvenga (Kendall et al., 1997).

Negli adolescenti il disturbo può essere mascherato o negato, manifestandosi attraverso una ridotta autonomia, evitamento delle esperienze sociali e una forte dipendenza dal contesto familiare (Allen et al., 2007). In età adulta, l’ansia da separazione può limitare la capacità di affrontare cambiamenti importanti come trasferimenti, relazioni o genitorialità, accompagnandosi a un’elevata preoccupazione per partner e figli (Manicavasagar et al., 2010).

 

Eventi stressanti e contesti critici

Alcuni eventi di vita possono intensificare significativamente l’ansia da separazione, aumentando il bisogno di protezione e riattivando paure profonde di perdita e abbandono (Bowlby, 1980; Muris et al., 2001). Tra questi rientrano lutti, malattie gravi, ospedalizzazioni, separazioni o divorzi, cambiamenti scolastici o abitativi.

I contesti in cui questa ansia emerge con maggiore forza sono principalmente la casa e la scuola. In ambito familiare anche separazioni brevi possono generare intensa sofferenza emotiva. A scuola il disturbo è spesso associato al rifiuto scolastico, caratterizzato da pianto, opposizione, assenze frequenti e sintomi psicosomatici (Kearney & Silverman, 1996; Heyne et al., 2015). Queste difficoltà possono avere ricadute importanti sul rendimento scolastico, sull’autostima, sulla concentrazione e sulle relazioni sociali (Last et al., 1992; APA, 2013).

 

Conclusione

L’ansia da separazione non è semplicemente una paura da eliminare, ma un segnale che parla dei bisogni profondi di sicurezza, continuità e relazione. Comprenderne il significato evolutivo e relazionale permette di distinguere ciò che rientra nella normalità dello sviluppo da ciò che richiede attenzione e supporto.

Accompagnare bambini e ragazzi nei passaggi di separazione, sostenendo al tempo stesso la famiglia nel ridefinire ruoli e confini, favorisce percorsi di crescita più sereni. In questo modo l’autonomia può svilupparsi senza perdere il senso del legame, trasformando la separazione da esperienza minacciosa a opportunità evolutiva.

 

Questo articolo ha finalità informative e non può costituire o sostituire una valutazione clinica.


Bibliografia
Allen, J. P., Porter, M., McFarland, C., McElhaney, K. B., & Marsh, P. (2007). The relation of
attachment security to adolescents’ paternal and peer relationships. Child Development, 78(4),
1222–1239.
American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders
(5th ed.). Washington, DC: Author.
Ainsworth, M. D. S., Blehar, M. C., Waters, E., & Wall, S. (1978). Patterns of attachment. Hillsdale,
NJ: Erlbaum.
Birmaher, B., et al. (1996). Childhood anxiety disorders. Journal of the American Academy of Child
& Adolescent Psychiatry, 35, 1427–1439.
Bowen, M. (1978). Family therapy in clinical practice. New York, NY: Jason Aronson.
Byng-Hall, J. (1995). Rewriting family scripts: Improvisation and systems change. New York, NY:
Guilford Press.
Bowlby, J. (1969). Attachment and loss: Vol. 1. Attachment. New York: Basic Books.
Bowlby, J. (1980). Attachment and loss: Vol. 3. Loss, sadness and depression. New York: Basic
Books.
Brumariu, L. E., & Kerns, K. A. (2010). Parent–child attachment and anxiety. Child Development
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Campo, J. V., et al. (2004). Physical and emotional health of children with functional abdominal
pain. Journal of Pediatrics, 145, 23–28.
Carter, B., & McGoldrick, M. (1989). The changing family life cycle: A framework for family therapy
(2nd ed.). Boston, MA: Allyn & Bacon.